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“Nel profondo
credo amassi mio padre
nonostante tutta la sua rabbia
e la sua tristezza
macabra e egoista
nonostante la paura
che lasciava le sue impronte
già accanto alla mia culla
quando da bambina sorridevo
e lui mi veniva incontro
non per sfiorarmi
ma per sputarmi addosso
il suo veleno
Nonostante l’assenza di difesa
credo lo temessi
credo che in fondo lo ripudiassi
credo che mai e poi mai
gli avrei potuto dire
ti voglio bene
senza provare uno strano senso
di lancinante alienazione.
Doloroso sentirsi dire
io non ho mai avuto una figlia
doloroso sì, da fare orrore e quasi schifo
eppure ora mi sento libera
di essere io
il padre di me stessa
e forse
riuscirò a salvarmi.”
“Nel profondo”, la poesia tratta dal volume “Ero feroce in sogno”, è uno dei componimenti più intensi di Roberta Margiotta.
La giovanissima poetessa ci apre le porte del suo passato rivivendo, tra le mutevoli sfumature dell’animo, anche il complesso rapporto con il padre, attraverso immagini viscerali e cupe, impresse sulla pelle e nell’anima, in cui la gelida lontananza tra loro scava un solco di diffidenza che pare impossibile superare, se non nella perfetta sublimazione delle parole.
Perché a forza di domare le emozioni il cuore si spegne, si disabitua all’impeto, si acquieta.
Ma dietro il fragore della nostra quotidianità, i “vuoti incolmabili” sono sempre lì, a ricordarci che non ci si può nascondere, non si può passare oltre illudendosi che il dolore scivoli silenzioso dietro di noi.
Di contro, la poesia diventa un allenamento alla pienezza, alla verità, alla lealtà innanzitutto verso se stessi.

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