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Questa è la storia di Elhadji. Una storia come ce ne sono tante. Il suo nome in arabo significa “il pellegrino”, ed Elhadji, dal suo paese nel centro dell’Africa, è giunto fin qua con mezzi di fortuna per trovare una vita migliore che il datore di lavoro italiano che lo sfrutta senza troppe remore sembra volergli negare.
Elhadji è uno schiavo moderno, impiegato in lavori di bassa manovalanza, anche illegale. La volta che si rifiuta, il suo destino è segnato.
Trovate il racconto completo in “I confini del male”, scritto da P.G. Daniel e pubblicato da Pop Edizioni.
«Mi è stato riferito che sei andato a dire a qualcuno dei sindacati di quello che scarichiamo sotto i terreni…»
Elhadji cerca di negare: «No, no è vero. No vado sindacati io».
Il capocantiere continua imperterrito: «Dicono che a quello dei sindacati sei andato a dire che vuoi cantartela con gli sbirri…».
Elhadji nega ancora, con ancora più energia di prima: «No vado sindacato io, no vado polisìa…».
Capita che ogni tanto, mentre sono lì a lavorare, a scavare fondamenta, a smottare il terreno, di nascosto qualche amico porti al capocantiere degli strani bidoni pieni di un liquido viscoso e puzzolente, oppure qualche stoccaggio in fibrocemento.
Il capocantiere aspetta il buio, chiama lo slavo, che è il suo braccio destro, e qualcun altro, spesso Elhadji, che è giovane e forte, e li obbliga a scaricare i fusti o seppellire il materiale solido nella buca scavata con la ruspa, poi ci buttano sopra altra terra e amen. In cambio, una pizza per cena e cinquanta euro per uno. Acqua in bocca.
Il capocantiere fa finta di credergli. Gli dice: «Guarda, mi voglio fidare. Proprio per questo ora vieni con noi, che c’è un altro po’ di roba da smaltire».
Gli fa cenno di salire in macchina. Elhadji non capisce il perché, di solito sbrigano tutto lì, sul luogo di lavoro, e pace. «No, stavolta ce n’è tanta, lavoriamo in trasferta,» gli spiega il capocantiere. Nicolae ridacchia con la sua bocca sdentata che sa di aglio e alcol.
I tre salgono sulla vecchia Mercedes del capo. Elhadji non è tranquillo. Sta seduto davanti, guida il capocantiere, Nicolae si spaparanza sul sedile posteriore.

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