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La sua vita si era capovolta in un mattino qualunque quando, attraverso la vetrina di una gioielleria, Francesca aveva intravisto suo marito con una collana tra le mani. Quello che non aveva intravisto, purtroppo, era la donna al suo fianco.
Come una rondine, Francesca aveva picchiettato sulla vetrina e si era precipitata dentro sorridendo.
Per circa sessanta secondi nel suo cervello c’era stato un corto circuito in cui i suoi occhi registrarono l’immagine di suo marito che balbettava e di quella donna che arrossiva imbarazzata, ma i suoi pensieri non elaborarono nessuna logica connessione.
Solo dopo un minuto, un’idea spuntò all’orizzonte delle sue emozioni. Uguale all’alba di un nuovo giorno, quell’idea mai apparsa prima si sollevò dalle profondità più remote per stagliarsi nitida e violenta dinanzi a Francesca: Vittorio, un gioiello, una donna.
Un’“altra” donna?
Mio marito e un’altra donna “insieme”?
Come in quei brutti film: uguale a una di quelle storielle ridicole?
Non ci credo.
Un ronzio affiorò nelle sue orecchie. Sentiva la voce di Vittorio dire qualcosa, e la voce della donna dire qualcos’altro, ma le parole rimbalzavano, indietreggiavano, si addossavano una all’altra come farfalle spaventate. Francesca guardò meccanicamente ora lui ora lei, finché le figure divennero sagome, i contorni sfumarono, il pavimento brulicò sotto i suoi piedi e lei svenne.
Buio.
Rifacciamola, pensò Francesca quando aprì gli occhi. Adesso esco da quella porta, torno sul marciapiede e quando passo davanti a questa vetrina non guardo e tiro dritto.
E invece il seguito della sua storia somigliava, né più né meno, a tante storie uguali a quella. Francesca che non si dà per vinta, Francesca che perdona, Francesca che piange, lui che alla fine se ne va. Ti ho amata tanto ma adesso non ti amo più, aveva detto lui quasi scusandosi. Mi sono innamorato di un’altra donna.
“Un’altra donna…”
Come se io fossi quella cosa lì: una donna e nient’altro.
Come se tutto il tempo e tutte le mie parole mi avessero reso simile a una qualunque donna.
Una di quelle creature graziose che puoi incontrare dappertutto, e infatti lui ne aveva incontrata un’altra.
Un’altra donna.
E non io.

Maria Tina Bruno
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