Avete mai la sensazione che la vostra vita sia un continuo girare a vuoto tra strade troppo strette, mentre i pensieri vi inseguono implacabili?
“Nulla di rivoluzionario”, il romanzo di Sandro Di Lorenzo illustrato da Bicio Fabbri, è esattamente questo: una corsa a perdifiato dentro il caos dell’esistenza moderna, un’esperienza che scuote le fondamenta delle nostre certezze quotidiane.
Dimenticate le trame lineari, il rassicurante lieto fine o la logica del buonsenso.
Qui ci muoviamo in una città “più morta che viva”, un limbo urbano popolato da clochard, corpi nudi e un fiume lunghissimo in cui non si può nuotare.
Nel testo, che procede impetuoso come un vortice, seguiamo le parabole di due anime distanti ma speculari: Alfio, un insegnante quarantenne di storia intrappolato in un labirinto fatto di tradimenti e nevrosi, e G, un ventitreenne che cammina sotto la pioggia come Gene Kelly, ma senza ombrello, terrorizzato dall’idea di diventare un “adulto tra gli adulti”.
È un libro che colpisce perché descrive un mondo “ultraconformato” dove le farmacie sono diventate i nostri nuovi luna park, gli unici posti in cui ci sentiamo davvero a nostro agio per riempire i vuoti della mente.
Lo stile è irriverente, un flusso di coscienza che richiama giganti come Joyce, Céline e Proust, dove le parole taglienti di Di Lorenzo vengono amplificate e alterate dai disegni visionari di Fabbri.
“Nulla di rivoluzionario” non vuole darci risposte, ma farci sentire il peso delle domande. Ci parla di quel “narcisismo diluito” che appartiene un po’ a tutti, del bisogno disperato di un “bacio vero” in mezzo a tanta finzione e della fatica di dover sorridere al domani quando non si crede in niente.
Un’opera che non è un diario, non è un romanzo di evasione, ma una vera e propria terapia d’urto per chi ha il coraggio di guardarsi allo specchio senza filtri e accettare la propria splendida incoerenza.
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