Siamo abituati a collocare le piante all’ultimo gradino nella scala degli esseri viventi.
Dal nostro punto di vista sono presenze passive: non fanno rumore, non oppongono resistenza e finiscono confinate in un immaginario che le relega a semplice sfondo decorativo delle nostre esistenze.
“Botanica Nera – Storie di piante assassine”, l’ultima opera di Troglodita Tribe, nasce proprio con l’intenzione di sradicare questo pregiudizio.
I 57 racconti che compongono la raccolta si muovono su un terreno distopico, pur restando ancorati a una possibilità che non appare così remota.
Come spiega la scrittrice Alessandra Viola nella prefazione, il libro “racconta storie inventate, ma non del tutto inverosimili”.
Gli autori, infatti, mettono in scena un’ipotesi precisa: cosa accadrebbe se le piante si rifiutassero di tollerare i nostri abusi e iniziassero, semplicemente, a reagire?
L’ombra degli alberi, per esempio, viene censita per aumentare il PIL di una civiltà ormai al collasso. Le foglie smettono di essere superfici inerti e si alleano per pianificare lo sterminio umano, mummificando chiunque incontrino.
Le piante non reggono più il peso dei rifiuti: sono stufe di accumulare bottiglie, plastica, mozziconi di sigarette, e non hanno più intenzione di subire gli effetti dell’inquinamento e della siccità, condizioni causate in gran parte dall’uomo.
E così decidono di opporsi a ciò che le consuma e di riprendersi quel che è loro: la Terra.
Con una scrittura graffiante e provocatoria, Troglodita Tribe torna a mettere in discussione lo sguardo umano come misura di tutte le cose, restituendo voce al mondo vegetale. I racconti, brevi e fulminei, funzionano come segnali per una lezione che troppo spesso rischiamo di trascurare: la natura non dimentica. E, presto o tardi, si stancherà di perdonare.
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