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Marcello, un biglietto di addio, la sua “scomparsa”.

Scomparso? Che sciocchezza, ripeteva a chiunque Claudia. Marcello non è affatto scomparso. Semplicemente da quella sera “non è rincasato”. Quando avrà voglia, tornerà a casa senza tante tragedie, tutto qui, si ripeteva ossessivamente Claudia.

Poi, qualcosa era cambiato.

Quella prima notte lei l’aveva passata insonne a riflettere, ricordare e rielaborare qualunque parola di quel giorno e di quelli che lo avevano preceduto. Solo così le sembrava di poter venire a capo di una realtà che all’improvviso le appariva distorta e disumana. Ma nonostante i suoi sforzi, tutto ciò che Claudia conosceva si era appena capovolto e svuotato.

È così che si sentiva, o forse era questa l’unica sensazione che riusciva a individuare in mezzo a quel groviglio di silenzi: qualcosa che continuamente si capovolgeva e svuotava. Senza che lei potesse fare niente per interrompere questo meccanismo sconosciuto.

Più si sforzava di rimanere aggrappata alle proprie ragioni e a un ragionevole buon senso – perché mai un uomo giovane, con un buon lavoro, dovrebbe decidere di suicidarsi? – più una voce dentro di lei implorava: e allora dov’è? Dov’è Marcello? Perché è sparito nel nulla? E perché ha scritto quel biglietto di addio per te?

Ricordare. Sì, devo riuscire a ricordare ogni sua parola, si ripeteva Claudia come un mantra, una formula magica a cui rivolgersi con tutta la propria determinazione. In questo modo potrò trovare una traccia, un segnale che possa ricondurmi a lui.

Perché, in quei primi giorni, Claudia neanche per un istante aveva creduto davvero che Marcello potesse essere morto. Piuttosto, lo immaginava in viaggio. Da qualche parte, lontano da lei, nascosto ad aspettare che Claudia lo ritrovasse.

Accucciato in silenzio ad attenderla. In una stazione ferroviaria. Seduto sui gradini di una piccola città. Lo immaginava così: in attesa.

Al sicuro da qualche parte.

E mentre lei cercava ostinatamente di ricostruire le ultime ore di Marcello in ogni dettaglio, i giorni erano diventati settimane e le settimane si erano trasformate lentamente in mesi.

(Tratto da “La turista italiana”, in vendita solo su www.popedizioni.it)

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