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“È l’amore verso i figli che lo ha sempre sorretto e trattenuto. Quella è stata la sua salvezza, ma anche la sua trappola.
Quel che prova verso i suoi figli è devozione pura. Immensa, illimitata, inestinguibile.
Luca ha avuto parecchie donne prima di mettere – come si suol dire – la testa a posto. Però solo quando si è accasato ha capito veramente, a tutto tondo, il significato di quel che chiamano amore. Non per la moglie, ma per loro, per Angelo e Adele. Sono loro che gli hanno fatto assaporare che cosa voglia veramente dire amare qualcuno senza resistenze. Donarsi completamente all’oggetto del proprio amore. Essere pronto a tutto in favore suo. A qualsiasi sacrificio, anche penosissimo.
Sua moglie questo lo sa. Lo ha sempre saputo.
Sua moglie si chiama Roberta, anche se lui, come tutti gli altri, la chiama Roby. Sua moglie se ne approfitta. Lo ha sempre fatto.
Lei sa quanto Luca sia legato ai ragazzi ed è proprio grazie a questo che lo ha tenuto sotto schiaffo per anni. Sono stati i suoi figli ad arricchire la sua vita come non avrebbe mai creduto, e sono loro ad averlo reso vulnerabile.”
Questo è l’inizio del racconto “Luca”, che trovate nella raccolta “I confini del male”, Pop Edizioni.
Vi si parla di un aspetto delle separazioni spesso ignorato, forse in quanto minoritario: quando a ricevere il trattamento peggiore è l’uomo. Luca è un buon padre di famiglia, ama i suoi figli, ha tenuto duro quanto ha potuto proprio per loro, nonostante il rapporto di coppia si fosse rivelato “disfunzionale” sin dall’inizio. Ha accettato tradimenti e oltraggi fisici e morali da parte della propria compagna, per un senso di responsabilità forse eccessivo.
Quando poi non ce la fa più e decide che è venuto il momento di interrompere l’esperienza matrimoniale, per assicurare una maggiore serenità a tutti loro, l’ex-compagna, non paga del comportamento tenuto negli anni precedenti, lo tiene sotto scacco anche in questa fase, minacciando continuamente di sottrargli i figli, forte di una legislazione nazionale che tende a favorire sempre e comunque la madre, intesa come entità quasi metafisica, spesso senza tenere in giusto conto meriti ed eventuali mancanze personali.

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