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“Non ti ricordi i lividi che avevi addosso? mi chiedono. Erano tutti lividi che ti facevano loro, mi dicono. Anche se io ricordo che me li facevo cadendo dalla bici o arrampicandomi sullo scivolo al contrario. Hai due gambe che sembrano delle banane mature, mi diceva papà vedendomele, e ridevamo. Mi ricordo così, anche se le assistenti mi dicono che no, che mi ricordo male, che non era giocando che mi riducevo a quel modo. E pure le risate non sono vere, non c’era nulla da ridere a casa mia, mi dicono.
È per questo che hanno mandato i carabinieri a prendermi, a portarmi via dalla casa in cui sono cresciuta.”
Il brano qui sopra è tratto dal racconto “Carolina”, che trovate nella raccolta “I confini del male”, scritta da P.G. Daniel e pubblicata da Pop Edizioni.
Come forse si può già capire da questo breve estratto, si parla di una bambina tolta di forza alla famiglia naturale per ipotesi di violenza domestica probabilmente non così fondate.
Il caso di Bibbiano è il più recente. Il fatto che sia stato da subito politicizzato può aver inquinato il sereno giudizio dei giudici, se si vanno a ripercorrere le varie prove emerse a carico dei servizi sociali durante le indagini.
Ci sono casi ancora più eclatanti, come quello di qualche anno fa, documentato da un servizio giornalistico intitolato “Veleno”, che a breve dovrebbe anche dare origine a una fiction.
E oltre alle situazioni appena indicate, quanti altri casi di mala gestione della tutela dei minori si celano nel più oscuro anonimato?
Quanti bambini sono stati prelevati dalle braccia dei loro genitori per un eccesso di zelo o, talora, con dolo?

 

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