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Ciascuna ragazza, crescendo, viene continuamente messa in guardia da qualcosa.
Stai attenta agli sconosciuti, alle strade buie, tieni sempre d’occhio il tuo bicchiere nei locali, chiamami appena arrivi a casa. Così, giorno dopo giorno, il mondo adulto che si spalanca davanti alle adolescenti è un mondo irrimediabilmente diviso in due da una frattura antichissima e incolmabile.
Gli uomini contro le donne, costantemente in battaglia. Gli uni attaccano, le altre si difendono.
La giovanissima poetessa Roberta Margiotta, alle soglie dell’adolescenza, è riuscita a esprimere con intensità e lealtà come ci si sente a entrare nell’età adulta e a ritrovarsi di colpo nella prima linea di questa guerra.
Nelle parole di Roberta Margiotta esplode la violenza, il furore della battaglia, lo scontro di corpi; le potenti immagini concrete, di cuori divorati, di carne e di morte, si alternano però alla speranza che si aprano spiragli di pace, di innocenza, di riposo.
“Ho cercato di raggiungere il mare
ma le mie gambe sono state risucchiate
dalla forza
così è stato risucchiato il sogno
e la parvenza di innocenza che restava.”
Il mondo onirico, così caro a Roberta Margiotta da figurare anche nel titolo della raccolta, “Ero feroce in sogno”, diventa un luogo in cui poter immaginare logiche altre, relazioni di cura, modalità di esistenza che si distaccano dalla materialità dei corpi.
Così, alla veemenza della battaglia, si contrappongono logiche nuove, liquide, fluide, un ritorno all’acqua che sembra quasi quella del grembo materno.
Un ritorno a un mare finalmente calmo, dove la tempesta possa cessare.

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