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Che impresa difficile essere sinceri, in un mondo che sembra volerci sempre allegri, determinati, indipendenti e granitici.
Eppure l’intento del volume “A volte mi calmo” di Anita Docile è proprio la sincerità verso se stessi.
Immagini poetiche che raccontano la nuda verità di chi è stato abbandonato, soffre e non si vergogna a dirlo. Anzi, riesce a sorriderne con affettuosa autoironia.
“Ho deciso di piangere
tutti i giorni
per sei ore al giorno
ma non un minuto di più.
Perché io me ne frego che tu mi hai lasciata.”
Per chi è stato amato e non lo è più, il dolore è inevitabile e non ha senso nasconderlo. Tanto vale ammetterlo e provare a disinnescarlo.
Le parole di Anita Docile, immediate, sensate, commoventi, sono una boccata d’ossigeno, un canto di passione che ha già dentro di sé la chiave della guarigione.
Lasciata da sola, la protagonista parla a se stessa, inizialmente con circospezione, via via con amore e tenerezza, imparando ad ascoltarsi, a decifrarsi, e nel suo monologo ricco di sana intelligenza rivela la spiccata vivacità sentimentale di chi è stato ferito, ma non si rassegna a tacitare le emozioni del proprio cuore.
“E poi me lo dici così, non ti amo più?
Me lo dici così?
Come se non mi avessi amata mai.
E c’è una bella differenza
tra non amare più
e non avere mai amato.”
Perché quando si resta da soli, l’amore rimane, insieme a tante domande prive di senso. Non basta essere lasciati per smettere di amare: nel dolore dell’abbandono risplende fortissimo tutto l’amore dato e ricevuto, che non si estingue con la fine della relazione, ma sopravvive a scaldarci da dentro.
Accanto alle parole di Anita Docile, l’intensità delle illustrazioni di Catherina Romanelli è il perfetto contrappunto alla girandola di sentimenti che, giorno dopo giorno, la protagonista riscopre dentro di sé: i colori della malinconia e della fragilità, dell’amore e del disamore, della tenerezza e della rabbia.
Per ricordarci quanto siamo “emotivamente imperfetti” e fortunati a esserlo, il libro è composto da 63 pagine staccabili, da appendere in casa, regalare, portare sempre con sé.
Per colorare le delusioni, sorridere e ricominciare.
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