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Al termine di questa lunga domiciliazione forzata vorrei andare a consultare i dati editoriali: si saranno venduti più libri del solito? Gli italiani avranno letto più di quanto non siano abituati a fare?
Ora non hanno più scuse. Hanno tempo, quanto ne vogliono. Potrebbero finirsi l’intera “Recherche”, seguita dall’“Ulysses”, per proseguire con “Le vite parallele” di Plutarco, tanto per dire. Ma pure tutti i SuperHarmony degli ultimi due anni o l’intera collezione Urania. Non possono più fare spallucce, sostenendo che la vita frenetica odierna non permette di leggere quanto vorrebbero.
Eppure, ho il sospetto che le vendite, per quel giorno, non saranno comunque salite, anzi.
Com’è noto, l’intera filiera libraria, compresi noi che scriviamo, per sopravvivere si affida al cosiddetto lettore forte, quello capace di consumare compulsivamente vari libri a settimana. In secondo ordine viene il lettore medio, che è comunque una garanzia. Ma il vero successo di una pubblicazione è decretato dai lettori saltuari o occasionali (quelli che comprano il libro della De Lellis). Se si riesce a convincere quelli, enormi praterie si squadernano davanti all’ufficio marketing.
Sì, perché l’Italia conta milioni di non lettori a oltranza.
Un pastore valdese mi fece un ragionamento storico condivisibile: nelle classifiche di vendita libraria i paesi di tradizione cattolica sono sempre all’ultimo posto, quelli protestanti ai primi. Proprio per un approccio culturale diametralmente opposto nei confronti della lettura: qua da noi, sino a metà del secolo scorso, era vietato al fedele di consultare i Testi Sacri senza un prete che gli indicasse quali passi leggere e come, mentre la Riforma nasce proprio quando Lutero traduce la Bibbia in tedesco per obbligare i credenti a conoscere Nuovo e Vecchio Testamento in prima persona (un’abitudine mutuata peraltro dagli antichi usi ebraici. Ecco perché gli ebrei, anche di modeste condizioni, sono sempre alfabetizzati, al contrario di molti gentili loro contemporanei, magari più agiati).
Lì è da generazioni che la gente conosce le impareggiabili meraviglie che l’esperienza della lettura può trasmettere, qua c’è ancora da lavorare duramente.

P.G. Daniel
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