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Spesso ci ritroviamo bloccati o imprigionati in situazioni che sembrano già scritte.
Le nostre motivazioni perdono consistenza e la nostra volontà viene soffocata.
Siamo cresciuti con l’eco del “volere è potere”, che ci ha quasi convinti che tutti noi, nel bene o nel male, meritiamo la situazione che viviamo o che addirittura non abbiamo fatto abbastanza per cambiarla.
Non è vero, non ci credete.
Da sempre ho trovato questa espressione ingiusta. Non credo che si possa sempre scegliere, non credo all’esistenza del bianco o del nero, ritengo che la vita sia attraversata da tante, tantissime sfumature che ci conducono verso strade nuove o antiche, impercorribili e accidentate.
E spesso, consapevoli o meno, queste strade non le attraversiamo spontaneamente.
Non ci ritroviamo lì perché lo abbiamo scelto o perché non siamo stati abbastanza determinati da evitarle.
Volgere lo sguardo verso realtà diverse, Paesi lontani e culture nuove, insegna quanto sia facile trovarsi intrappolati in situazioni da cui è impossibile scappare, nonostante spingiamo la porta d’uscita con forza.
A volte, semplicemente, non ci sono vie di fuga.
Le società e i Paesi del mondo sono diversi tra loro, tranne che per un elemento inequivocabile: il rispetto delle regole non scritte.
Quelle regole che hanno lo scopo di educarci a essere simili, silenziosi e ubbidienti.
Bisogna essere pronti a lottare dapprima contro se stessi, e poi contro quella morsa invisibile che avvolge la vita di tutte le persone, senza che se ne accorgano.
Alcuni ce la fanno, altri no.
Ma non farcela non è sinonimo di debolezza. Lottare, infatti, è il primo passo verso la libertà. Qualunque siano gli esiti e le conseguenze.
Il brano che segue è tratto da “La mia patria sono io”: nove donne che mi hanno raccontato la propria vita senza timore di dire la verità.
“Dio non le aveva concesso una vita degna.
Ogni mattina, però, le concedeva una vita che lei non voleva più.
Le concedeva il cielo da guardare dietro una finestra, le concedeva sua madre che l’abbracciava forte e sospirava.”

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