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Oggi sembra quasi doveroso etichettare ogni persona.
Si usano criteri sociali diffusi dai media, e si amalgamano individui, vite e sogni, senza quasi rendersene conto.
In un mondo privo di limiti alla conoscenza, continuiamo a ergere muri tra noi e le altre persone.
Muri di diffidenza che ci impediscono di vedere l’altro per quello che realmente è, ovvero una persona come noi.
E persi tra questi confini artificiali ci sono uomini e donne, figli di più culture, nati in un paese diverso da quello dei propri genitori, paese che forse non hanno mai visitato, che non li rappresenta, o a cui semplicemente non sentono di appartenere.
Giovani nati e cresciuti in Europa che nel sangue hanno nazionalità diverse, ma che nel cuore sanno istintivamente a chi appartengono.
Ma perché nella nostra società è così importante definire l’appartenenza culturale di una persona? Quando a volte perfino la persona stessa non è in grado di decifrare emotivamente e culturalmente le proprie origini?
Non è semplice vivere tra due mondi, due continenti, due culture. E se molti considerano questa doppia appartenenza una fortuna, altri la vivono come una condanna.
Avere sangue misto di due paesi, a volte completamente diversi tra loro, è una responsabilità. Richiede rispetto per regole complesse, conoscenza e comprensione di criteri culturali che possono apparire ambigui. E col tempo si trasformerà in un’etichetta in cui ci si sentirà obbligati a rappresentare costantemente la cultura che più ci definisce a discapito di quell’altra in cui non ci riconosciamo.
E ci si sentirà mutilati a essere etichettati, senza che a nessuno interessi davvero chi siamo e cosa vogliamo.
Perciò, immersa da anni nei meandri delle etichette affibbiate a caso, senza che alcuno interpellasse il mio cuore, ho deciso che io sono la mia patria, e che nessun luogo e nessun altro, se non me stessa, la rappresenta.
E se nelle mie vene scorre sangue italiano ed egiziano, nel mio essere e nel mio cuore sono più forti quel che ho incontrato e le emozioni che la vita mi ha regalato.
Io sono l’unica patria che ho, adesso e per sempre.

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