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Il mondo della lettura è un mondo pressoché infinito, ancor più di quello della scrittura, poiché, se non può esistere uno scrittore che non legga, può benissimo esistere un lettore che ami abbandonarsi al grande piacere che trae dai libri senza poi avvertire per forza l’urgenza di emulare gli autori che gli hanno fatto una tanto gradevole compagnia, scrivendo qualcosa a sua volta.
Ci sono differenti approcci alla letteratura, tutti egualmente condivisibili. Si può leggere per puro piacere, per ammazzare il tempo, magari durante un lungo viaggio sui mezzi pubblici, oppure si può leggere cercando di trovare ogni volta il romanzo che ci coinvolga a tal punto da sconvolgerci almeno un po’ la vita e cambiare, anche se di poco, la nostra visione delle cose.
C’è chi legge – come il critico letterario o lo scrittore, appunto – per ragioni lavorative: il primo per produrre la sua brava recensione, il secondo per migliorarsi continuamente, notando pregi e imperfezioni dei colleghi. Chi legge per studio. C’è anche chi legge prima di andare a dormire per conciliare il sonno, perché no?
Ma come comportarsi con quei testi difficili da digerire, la cui lettura è tanto pesante da farci soffrire a ogni pagina?
La condotta più saggia sarebbe quella di accantonarli, ma se avete un animo abbastanza stoico, tenete duro fino alla fine. Diceva Truffaut: “Anche il film più brutto contiene almeno un quarto d’ora di buon cinema”. È molto probabile che la cosa valga anche per la narrativa.
(Pensierino della notte: devo scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più. Pensierino del giorno: non basta avere ispirazione, creatività e talento: per scrivere bene servono anche disciplina, determinazione e allenamento.)
Siamo una casa editrice NON A PAGAMENTO, perciò investiamo i nostri soldi, lavoro e competenze solo per pubblicare libri di cui ci innamoriamo. Se siete degli scrittori meravigliosi, potete inviare i vostri testi, in formato word o pdf, a pubblicazione@popedizioni.it Ma prima rileggeteli, valutateli e correggeteli con onestà, generosità e rigore. E ricordate che i refusi non sono una disattenzione, sono una perversione. Grazie.

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