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Uno dei cliché che maggiormente ingabbiano i nostri giudizi in merito al valore artistico di un’opera è che se essa è davvero buona difficilmente incontrerà il favore del grande pubblico, limitandosi a fare breccia in pochi e illuminati cultori, che vanno a costituire quella che viene definita una “nicchia”.
Può essere vero nella gran parte dei casi, ma noi crediamo che l’artista migliore di tutti sia quello che, non penalizzando la portata estetica e morale di ciò che va componendo, riesca comunque a compiere il miracolo, raggiungendo milioni di persone.
Questo avvenne per esempio per Mozart, i cui ultimi capolavori, come “Il flauto magico”, furono messi in scena nelle osterie, accolti dallo strepitoso plauso della gente comune.
Questo vige ancor di più, in ambito letterario, per William Shakespeare, la cui inarrivabile grandezza ha esercitato un’enorme influenza sui contemporanei e su tutti gli scrittori a venire.
Eppure, lui scriveva per i teatri più popolari della vecchia Londra. Il suo target era una platea straripante di spettatori dai gusti semplici, che tuttavia riuscivano a essere profondamente toccati da quelle stesse parole a cui eminenti critici e intellettuali avrebbero assegnato il massimo grado nell’empireo della storia della letteratura.
Un genio capace di parlare a tutti.
Forse, per carpirne il segreto, bisognerebbe dare retta a una frase che il Grande Bardo inserisce nella commedia “La bisbetica domata”: “Non v’è profitto laddove non vi è piacere”.
(Pensierino della notte: devo scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più. Pensierino del giorno: non basta avere ispirazione, creatività e talento: per scrivere bene servono anche disciplina, determinazione e allenamento.)
Siamo una casa editrice NON A PAGAMENTO, perciò investiamo i nostri soldi, lavoro e competenze solo per pubblicare libri di cui ci innamoriamo. Se siete degli scrittori meravigliosi, potete inviare i vostri testi, in formato word o pdf, a pubblicazione@popedizioni.it Ma prima rileggeteli, valutateli e correggeteli con onestà, generosità e rigore. E ricordate che i refusi non sono una disattenzione, sono una perversione. Grazie.

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