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“Dici di sì e sai che mi accontenti
ma io in fondo non mi accontento mica
prendo nei sogni ciò che nella vita ti rifiuti di darmi
bevo nei sogni l’acqua che nella vita non mi offri.”
Uno degli aspetti più interessanti, e anche più misteriosi, della poetica di Roberta Margiotta è il suo rapporto con il sogno.
Un elemento fondamentale, tanto da caratterizzare il titolo della sua prima opera, “Ero feroce in sogno”.
Ma che cos’è la dimensione onirica per la giovane poetessa pugliese?
“Racchiusi in te sono
i miei desideri nascosti,
tu sei il mio sogno segreto
un urlo silenzioso
di pietà, amore e morte.”
Nel sogno Roberta Margiotta identifica i propri desideri e le emozioni che nella vita di tutti i giorni non può o non vuole esprimere.
Il sogno è inteso come sublimazione di sé, esaltazione di un piacere da vivere nel buio, prima che il risveglio la strappi da un mondo effimero eppure per lei così reale.
“Io ti aspetto sempre
con contentezza
ti venero in segreto
facendo finta
alla luce
di temere il buio
maledetta notte
che poi finisce
e io smetto di sognare.”
Ognuno di noi nei propri sogni dà spazio ai desideri più inconfessabili così come alle paure più inconsce.
Ma l’autrice riesce a trarre dal sogno suggestioni straordinarie capaci di ispirare la sua arte, condividendole con il lettore, per accompagnarlo in quei luoghi invisibili eppure vivi e sanguigni.
Una lettura imprevedibile e appassionante, per riscoprire dentro di noi la capacità di essere senza schermi, senza schemi, feroci in sogno.

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