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L’italiano è fatto così…

L’italiano è fatto così: se gli si dice di fare qualcosa, anche se è per il suo bene, lui fa il contrario, in barba alle regole, pur di sentirsi furbo, e riconfermare così una volta ancora lo spirito nazionale (a patto di poter esercitare tale furbizia senza alcun rischio, grazie agli scarsi controlli, perché l’italiano è tutt’altro che un cuor di leone).

A poco è dunque valso l’annuncio adenoideo dell’attuale Presidente del Consiglio, che invitava la cittadinanza a rimanersene chiusa in casa per scongiurare la propagazione del noto virus.
Gente che passava l’intera vita davanti alle trasmissioni della D’Urso o della De Filippi ora, dopo l’appello di Conte, si sente in dovere di scendere per strada e gironzolare a spargere pareri e saliva non richiesti in crocicchi improvvisati agli incroci, sulle panchine, ai giardinetti. C’è chi ha consumato le zampe del proprio barboncino pur di poter addurre i bisogni fisiologici del cane come scusa per le continue uscite. C’è chi va a far la spesa tre volte al giorno, riempiendosi frigo, freezer e dispensa come bunker antiatomici. C’è chi non ha mai messo piede in una ferramenta in vita sua e ora fa la spola da lì a casa, collezionando brugole, tasselli a espansione, reggipensili pur di poter mettere il naso fuori dalla propria abitazione. Ho letto di gente che organizza luculliane cene tra amici, in ammucchiate gastronomiche pericolose quanto gli assembramenti esterni, che tuttavia credono meno gravi, nei loro cervelli, in quanto avvengono intra moenia.
L’italiano non ha alcun senso civico né alcun rispetto per la salute altrui. Difficile inculcarglielo tutto di colpo, specie in una fase emergenziale come la presente. Certo, non si può pretendere la solerzia di una dittatura comunista come quella cinese, che se pescava qualcuno in giro durante il coprifuoco faceva presto a trascinarlo via per le caviglie verso destinazione ignota. Qua siamo sotto un regime democratico. O, meglio, in quella sua derivazione anarcoide che è la democrazia “all’italiana”.
Finite le varie passeggiate diurne, verso l’imbrunire l’italiano esce sul balcone con lo stereo puntato verso il palazzo di fronte. Tra Toto Cutugno e Gelato al cioccolato, quando arriva il momento fatidico dell’Inno di Mameli e riascolta il drammatico distico: “Stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte”, che gli verrà in mente? Speriamo che funga almeno da exemplum vitandum e non da incitamento all’infrazione delle regole vigenti.

P.G. Daniel

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