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“Fabian, quando esce da scuola, torna a casa a piedi.
Quando incomincia a fare caldo va in bicicletta. Non ci va più con l’autobus, anche se la strada è lunghetta e i suoi a quell’ora ancora lavorano e non ce la fanno ad andare a prenderlo.
Preferisce così. Preferisce farsi mezza città a piedi, bene che vada in bici, con gli auricolari pigiati nelle orecchie. Sempre meglio che incontrare ancora quei ragazzi sull’autobus. Quelli che lo insultano, quelli che gli gridano «Negro!» e «Tornatene in Africa!».
Ai suoi non l’ha detto, non vuole farli stare male. Le volte che si accorgono che torna a piedi, lui spiega che lo fa perché quel giorno gli andava così, di farsi due passi. Loro sorridono, sanno di avere un figlio speciale. Non sanno che lo fa perché all’aperto, fuori dal mezzo pubblico, è più facile scappare se qualcuno ha intenzione di aggredirti.
Loro, i suoi, non sanno che vuol dire trovarsi davanti chi se la prende con te per il colore della tua pelle. Loro, i suoi, sono bianchi, sono italiani, cresciuti in Italia, cose così non gli sono mai successe, non gli succederanno mai.”
Questo è l’inizio del racconto “Fabian”, che trovate nella raccolta “I confini del male”, di Pop Edizioni.
Vi si parla di un ragazzino africano, adottato da una coppia italiana sin dalla più tenera età. Una situazione fin troppo diffusa: appartenente alla cultura nazionale per lingua, studi, formazione personale, abitudini, gusti, continua a essere trattato come un estraneo a causa del colore della sua pelle dai bulli della scuola e negli incontri quotidiani.
Cosa ancor più grave, a molti altri italiani di prima o seconda generazione accade che, per una politica dettata da meri condizionamenti elettorali, non venga loro riconosciuto il legittimo status di nostri connazionali, così da farli vivere in un perenne quanto mortificante spaesamento, costretti come sono in una sorta di limbo: non appartengono al paese d’origine che, il più delle volte, non hanno neanche mai visitato e, d’altro canto, vengono rifiutati da quello a cui si sentono naturalmente legati e con i cui usi e regole si identificano.
(Tratto da “I confini del male”, in vendita solo su www.popedizioni.it)

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