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“Tenera è la notte, recita quel poemetto che le hanno insegnato a scuola, quand’era ancora giù al villaggio, migliaia di miglia da qui, nel centro dell’Africa, da dov’è venuta, come venne a suo tempo l’intera umanità.
Ode a un usignolo si chiama quel componimento che manda a memoria, ma lei non è un usignolo, a lei la notte fa paura. Il campanile vicino ha già suonato da un po’ i dodici tocchi, quando qualcuno dei gestori della comunità è entrato in camerata, si è avvicinato alla sua branda, l’ha svegliata, le ha detto di lavarsi la faccia e buttarsi qualcosa addosso, l’ha portata fuori, nel vialetto, lo hanno percorso uno accanto all’altra, sino al cancello. L’operatore ha aperto la porticina, l’ha sospinta sofficemente sulla schiena: «Go!» le ha sussurrato con tono perentorio «Go away!». Poi le ha dato ancora una spintarella e ha richiuso fragorosamente il cancelletto alle sue spalle.
Il rumore ha riecheggiato contro le tenebre, oltre il fioco alone di luce creato dal lampione lì vicino, mentre Oiza si guardava intorno smarrita. Ora è sola, là fuori nella notte, che sarà anche tenera per l’usignolo, non per lei, che è un merlo semmai, nera com’è. Così scura da confondersi col buio.”
Il brano che avete appena letto è tratto dal racconto “Oiza”, che trovate nella raccolta “I confini del male”, scritta da P.G. Daniel e pubblicata da Pop Edizioni.
Il racconto si ispira a un fatto di cronaca recente: immigrati a cui soggetti privati sovvenzionati dallo stato italiano offrono protezione, almeno sulla carta, in cambio dei compensi previsti, per poi obbligare queste persone a fuggire via, in luoghi a loro sconosciuti, dove si parla una lingua mai sentita, per potersene liberare, in attesa di nuovi ospiti su cui lucrare.
Ci sono molti centri di accoglienza improvvisati sul suolo nazionale, spesso soggetti a scarsi controlli. Una situazione gravissima che l’emergenza migratoria ha favorito, suscitando legittimi sospetti su alcuni di quelli che apparentemente dovrebbero mettere a disposizione i propri servizi a favore di uomini, donne, bambini disperati.
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