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Mimmo Lucano è stato condannato a tredici anni di carcere.
Certi che il suo caso si risolverà al meglio nei successivi gradi di giudizio, vogliamo aggiungerci alle tante voci del mondo civile che si sono levate per difendere il suo operato da ex sindaco di Riace, stigmatizzando invece le azioni di chi si approfitta dell’emergenza migratoria per trarne profitto, con centri di accoglienza improvvisati, come nel racconto “Oiza”, che trovate nella raccolta di P.G. Daniel “I confini del male”, pubblicata da Pop Edizioni:
“Gli strillano che è uno sfaticato, che viene ospite nel loro paese e si permette pure di lamentarsi del cibo, che se ne tornasse in Africa, in mezzo alle scimmie, se preferisce così.
A volte sottolineano le parole con calci nei fianchi e pugni sulla nuca. Un giorno un operatore ha dato un colpo così forte dietro la testa di un ragazzo seduto a tavola che quello ha spezzato in due il piatto con la fronte.
Tanto di controlli lì non ne passano. E se qualcuno prova a rivolgersi alle autorità, fatti suoi. Come quel congolese, che aveva pensato bene di farsela a piedi una mattina da lì sino alla prefettura, giù in città, per raccontare come vengono trattati. I pezzi grossi della prefettura non avevano dato peso alle sue parole e, per giunta, quando era tornato, il titolare e due collaboratori lo avevano spinto nei bagni, lo avevano messo con la schiena al muro e il titolare gli aveva sfondato un bulbo oculare, ficcandoci dentro l’intero pollice.
Servì a poco lo stereo a tutto volume per nascondere le urla del congolese”.

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