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Un tempo lo scrittore veniva pagato da un committente. Oggi esistono gli editori.
L’autore ha più libertà, non è costretto a inutili piaggerie e gli è consentito criticare chi vuole, anche l’editore stesso che lo pubblica, in teoria, basta che questo lo aiuti a vendere il libro.
Egli, dunque, ha barattato l’obbligo di piacere al suo signore, cioè a un uomo solo, con quello di piacere al pubblico, ossia a un numero quanto più sterminato di persone.
La casa editrice, al di là delle funzioni culturali, è prima di tutto un’impresa commerciale: ha bisogno di vendere per sopravvivere. Il best seller, il titolo che stravende, è il sogno di qualsiasi editore.
Spesso una tale categoria viene liquidata con un fin troppo frettoloso snobismo da parte degli intellettuali. Ma non è detto che se un libro vende molto, valga poco. Il vero miracolo editoriale si compie quando un romanzo di innegabile pregio estetico e contenutistico riesca a farsi amare da una vasta porzione di acquirenti.
C’è poi un’ulteriore categoria libresca, forse ancor più interessante: il cosiddetto long seller, cioè quel titolo che all’inizio fatica a imporsi e che viene scoperto anni dopo o dalle nuove generazioni, prendendo piede con sempre maggiore importanza.
C’è anche il best seller che non si brucia nel primo anno di vendite, ma che continua ad affascinare i lettori decennio dopo decennio, mostrando di non essere una moda passeggera, ma di contenere qualità che travalicano le contingenze attuali.
(Pensierino della notte: devo scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più. Pensierino del giorno: non basta avere ispirazione, creatività e talento: per scrivere bene servono anche disciplina, determinazione e allenamento.)
Siamo una casa editrice NON A PAGAMENTO, perciò investiamo i nostri soldi, lavoro e competenze solo per pubblicare libri di cui ci innamoriamo. Se siete degli scrittori meravigliosi, potete inviare i vostri testi, in formato word o pdf, a pubblicazione@popedizioni.it Ma prima rileggeteli, valutateli e correggeteli con onestà, generosità e rigore. E ricordate che i refusi non sono una disattenzione, sono una perversione. Grazie.

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