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Per analessi si intende una parte di vicende che anticipa la storia narrata all’interno di un’opera letteraria. Sta a indicare l’ipotetica serie di eventi che ha condotto al racconto cui stiamo assistendo. A essa il testo effettivo potrà alludere o meno. La prolessi è il contrario dell’analessi: ciò che accade a narrazione conclusa, ovvero dopo l’explicit che chiude il testo.
Come si può ben comprendere, l’analessi e la prolessi, più che appartenere all’autore, finiscono per diventare la gioia del lettore creativo. Forniscono infatti un ampio sfogo alle sue più sfrenate fantasie, qualora rimangano per sempre ignote.
Cosa aveva portato Dante Alighieri a passeggiare vicino a quella selva oscura? Renzo e Lucia alla fine ebbero una convivenza felice?
Vi sono invece casi anche illustri in cui conosciamo l’analessi e la prolessi di un testo grazie ad altri testi precedenti o seguenti.
La tragedia di Euripide intitolata “Elena” può costituire un’esaustiva analessi dell’Iliade, per esempio. Mentre l’Odissea è la prolessi dell’Iliade, poiché ci spiega cosa successe durante i dieci anni seguenti a quelli che avevano tenuti impegnati i Greci nel tentativo di espugnare Ilio. O perlomeno ciò che accadde a uno dei suoi protagonisti più importanti: Odisseo.
Secondo il linguaggio corrente, mutuato in gran parte dalla terminologia cinematografica, l’Iliade sarebbe il “prequel” dell’Odissea o l’Odissea il “sequel” dell’Iliade.
E cosa rappresenterebbe allora l’Eneide?
Uno “spin off” dell’Iliade.
(Pensierino della notte: devo scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più. Pensierino del giorno: non basta avere ispirazione, creatività e talento: per scrivere bene servono anche disciplina, determinazione e allenamento.)
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