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C’è un passo della psicologia agostiniana (intesa come studio dell’anima), in cui il vescovo di Ippona nega l’esistenza del presente o, meglio, la possibilità di viverlo con coscienza: se ci rendiamo conto di qualcosa che ci sta succedendo vuol dire che quel fatto ci è appena successo – argomenta – e quindi è già passato, se invece ci mettiamo ad attendere un evento per esperirlo appieno vuol dire che è ancora nel futuro.
A un certo punto, però, con un colpo da maestro ribalta la questione arrivando ad affermare l’esatto contrario: tutto esiste solo nel presente. Spiega infatti che il passato vive nel ricordo che conserviamo nel presente dei fatti trascorsi, mentre il futuro non è che l’attesa di ciò che accadrà vissuta in questo momento.
Per la buona letteratura si può fare un discorso simile. Nondimeno quando scriviamo un romanzo storico o, al contrario, un romanzo di fantascienza ambientato nel futuro, sotto sotto è sempre dei giorni nostri che vogliamo parlare.
La lente distorsiva puntata verso un’antichità alquanto remota o verso un avvenire anche piuttosto visionario serve solo a dare una descrizione distaccata di ciò che sta succedendo nei tempi correnti.
Per quanto un autore sia votato alle ricerche storiche o alle innovazioni tecnologiche, il motore segreto che lo muove è la più o meno consapevole indagine della contemporaneità, dalla quale, volente o nolente, trae l’apparato critico per interpretare le vicende che va descrivendo. Ieri o domani sono oggi mascherati.
(Pensierino della notte: devo scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più. Pensierino del giorno: non basta avere ispirazione, creatività e talento: per scrivere bene servono anche disciplina, determinazione e allenamento.)
Siamo una casa editrice NON A PAGAMENTO, perciò investiamo i nostri soldi, lavoro e competenze solo per pubblicare libri di cui ci innamoriamo. Se siete degli scrittori meravigliosi, potete inviare i vostri testi, in formato word o pdf, a pubblicazione@popedizioni.it Ma prima rileggeteli, valutateli e correggeteli con onestà, generosità e rigore. E ricordate che i refusi non sono una disattenzione, sono una perversione. Grazie.

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