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#labottegadelleparole

Oggi parleremo di un elemento importante per coloro che decidono di dedicarsi alla scrittura: le scuole di scrittura. Sono utili? Sono nocive?
Molti scrittori ed editor si danno un gran daffare, da qualche anno a questa parte, per insegnare agli altri come e cosa scrivere. Anche con le più nobili intenzioni, non vi nascondiamo che tutto ciò appare come un legittimo tentativo di arrotondare, restando nel proprio ambito di competenza, vista la crescente domanda, da parte dei neofiti, di migliorare il proprio stile. La questione è controversa.
Vi sono stati scrittori che hanno cominciato seguendo dei corsi e altri completamente autodidatti, che hanno forgiato la loro espressione attraverso le molte letture e la propria personalità.
Partendo dal fatto che con il talento ci si nasce, o lo si ha o non lo si ha, e nessuno sarà capace di inocularvelo a posteriori, possiamo senz’altro dire che seguire un metodo didattico male non può fare, per imparare alcuni trucchetti e rammentare le norme fondamentali (anche se quasi tutte si imparano entro la terza elementare, basta essere stati attenti a scuola).
C’è questo da aggiungere: i più grandi autori sono quelli che hanno violato quelle stesse regole, per reinventarle a proprio piacimento. È essenziale conoscere le basi, consapevoli però che proprio quelle basi sono poi da riformulare secondo scelte autonome, perseguendo un minimo di originalità che scongiuri un appiattimento di stili e contenuti come quello a cui il lettore assiste da decenni.

(Pensierino della notte: devo scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più. Pensierino del giorno: non basta avere ispirazione, creatività e talento: per scrivere bene servono anche disciplina, determinazione e allenamento.)

NON siamo una casa editrice A PAGAMENTO, perciò investiamo i nostri soldi, lavoro e competenze solo per pubblicare libri di cui ci innamoriamo. Se siete degli scrittori meravigliosi, potete inviare i vostri testi, in formato word o pdf, a pubblicazione@popedizioni.it Ma prima rileggeteli, valutateli e correggeteli con onestà, generosità e rigore. E ricordate che i refusi non sono una disattenzione, sono una perversione. Grazie.

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