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Si narra che un giorno il dio Theuth fosse sceso presso la corte del faraone per recare alcuni doni di sua invenzione, tra cui la scrittura: «Scrivere renderà gli Egizi più sapienti e capaci di ricordare,» spiegò al re Thamus, «la scrittura è un farmaco per la memoria e la saggezza».
Secondo il mito sumero la scrittura fu inventata lì per lì da Enmerkar, re di Uruk, che, per rispondere per le rime al sovrano della città vicina, decise di appiattire una tavoletta di argilla e di riempirla di segni che aiutassero il messo a ricordare l’intero discorso.
Una leggenda cinese narra che la scrittura fu inventata da un antico imperatore, osservando le tracce lasciate sul terreno dalle zampe degli uccelli.
Omero attribuisce la prima lettera scritta a Preto, che la consegnò sigillata a Bellerofonte affinché la recasse al re di Licia, con la segreta richiesta di uccidere il latore della missiva.
Nella tradizione ebraica la Scrittura è il corpo stesso di Yahweh.
In pratica ogni cultura tende a mitizzare l’origine o l’esistenza di questa forma di comunicazione, nata con tutta probabilità per basse questioni commerciali, ossia per rendicontare le compravendite dei mercanti, e presto nobilitata dall’uso, sino a condurci nell’incantata dimensione letteraria che tutti conosciamo.
Concepita per tenere in ordine i conti e, in un secondo momento, per inviare messaggi a distanza, servì ben presto per eternare le narrazioni degli dei e degli eroi, sino ad allora affidate alla tradizione orale.

(Pensierino della notte: devo scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più. Pensierino del giorno: non basta avere ispirazione, creatività e talento: per scrivere bene servono anche disciplina, determinazione e allenamento.)

NON siamo una casa editrice A PAGAMENTO, perciò investiamo i nostri soldi, lavoro e competenze solo per pubblicare libri di cui ci innamoriamo. Se siete degli scrittori meravigliosi, potete inviare i vostri testi, in formato word o pdf, a pubblicazione@popedizioni.it Ma prima rileggeteli, valutateli e correggeteli con onestà, generosità e rigore. E ricordate che i refusi non sono una disattenzione, sono una perversione. Grazie.

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