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Ogni tanto si sente dire di qualcuno: “Quello parla come un libro stampato!”. Tale frase sembra voler rimarcare la grande differenza che passa tra la lingua scritta e quella parlata, rispetto alla quale il soggetto del complimento farebbe eccezione.
Innanzitutto, quando ci esprimiamo a voce, per via della maggior velocità nello scegliere le parole che lo scambio orale impone, ricorriamo a un vocabolario numericamente assai più misero quanto a quello che ci concedono i tempi prolungati e riflessivi della scrittura.
In secondo luogo, oltre alla quantità, incide la qualità: già solo lo studente o l’uomo comune, che si vedano costretti a buttare giù qualche riga, noteranno sin da subito la maggior precisione e incisività, cui il mezzo stesso della scrittura li obbliga.
Per uno scrittore, ovviamente, la questione si fa ancora più complicata. Egli deve dare lustro anche ai vocaboli più comuni oltre a utilizzare termini che difficilmente utilizzerà il parlante, e qualora sia chiamato a riportare un dialogo tra due o più personaggi, cercando di renderlo quanto più credibile e aderente a una forma di oralità quotidiana, non gli sarà consentito riportare semplicemente un discorso come avverrebbe nella vita reale, se non vuol rischiare di trasmettere un senso di sciattezza.
Anche in quel caso dovrà far uso degli artifici propri del suo mestiere, che, come i trucchi del prestigiatore, facciano apparire il dialogo spontaneo e immediato, nonostante le necessarie manipolazioni retoriche.
(Pensierino della notte: devo scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più. Pensierino del giorno: non basta avere ispirazione, creatività e talento: per scrivere bene servono anche disciplina, determinazione e allenamento.)
NON siamo una casa editrice A PAGAMENTO, perciò investiamo i nostri soldi, lavoro e competenze solo per pubblicare libri di cui ci innamoriamo. Se siete degli scrittori meravigliosi, potete inviare i vostri testi, in formato word o pdf, a pubblicazione@popedizioni.it Ma prima rileggeteli, valutateli e correggeteli con onestà, generosità e rigore. E ricordate che i refusi non sono una disattenzione, sono una perversione. Grazie.

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