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Per la nostra rubrica, interamente dedicata a tutti gli scrittori del socio-cosmo, oggi vi presentiamo il testo di Minerva.

Continuate ad inviarci le vostre creazioni e noi continueremo a darvi voce!

 

Hai fatto caso che le persone, quando piangono, quasi sempre inciampano soffiandosi il naso? Perché quando piangi non badi a dove metti i piedi, è naturale.
E però le persone, quando piangono, dovrebbero avere il diritto a non badare a dove mettono i piedi. Almeno questo, se non altro. Come una sorta di postilla, un vincolo contrattuale: mi attengo al mio dovere di sofferenza, mi sottometto a pagare il mio tributo di dolore, ma acquisto il diritto a non apparire ridicolo. O goffo. O patetico. È vergognoso che la vita non risparmi nulla, neppure la disperazione.
Voglio piangere e soffrire in santa pace, senza dovermi preoccupare di sembrare questo o quello.
Odio l’idea che qualcuno possa sorridere, o sghignazzare, del mio dolore. Lo trovo doppiamente ingiusto. Anzi, triplamente ingiusto. Si dice “triplamente”?
Non lo so.
Non importa, io trovo il mio dolore triplamente ingiusto. Tu no?
No.
Non trovi ingiusto il tuo dolore o non trovi ingiusto il mio dolore? O non lo trovi triplamente ingiusto?
Perché non prendi un sonnifero? Non ti fa bene stare sveglia per troppo tempo…

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