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Come sappiamo, è stato il lockdown a sdoganare una volta per tutte il lavoro da remoto, che in gran parte degli altri paesi occidentali si praticava già da molto tempo.
Dopo averlo sperimentato nessuno può negarne la comodità, specie per ruoli impiegatizi dove la presenza fisica del dipendente non è più necessaria grazie alle connessioni a distanza che ci consentono le nuove tecnologie.
Senza lo stress, la perdita di tempo e soldi per recarsi sul luogo di lavoro, le prestazioni professionali saranno migliori, come dimostrano diversi studi e il semplice buon senso. Quindi è una soluzione vantaggiosa per tutti.
Infatti, al termine dell’emergenza Covid numerose aziende hanno scelto di continuare a supportare il lavoro da casa.
Non tutte però sembrano abbracciare con sufficiente convinzione questo progresso: la capoufficio di Tabita Gurioli, una giovane bancaria cesenate, le ha negato un giorno di lavoro da remoto, degli otto mensili previsti per contratto, malgrado quest’ultima avesse fatto presente le sue difficoltà a raggiungere il posto di lavoro, non avendo l’automobile a disposizione.
Che cosa si è inventata Tabita per rimediare?
Ha colto al balzo l’occasione per inscenare una garbata quanto coreografica forma di protesta verso il conservatorismo dei propri superiori: di buon’ora è saltata in groppa a uno dei cavalli del suo maneggio e ha percorso 13 km di strada in due ore per timbrare puntuale il cartellino.
Non sappiamo se abbia impastoiato il destriero proprio di fronte alla banca come in certi film western, quel che sappiamo è che il lavoro da casa è il futuro, soprattutto per alcuni mestieri per cui diventa sempre più immotivato, e tutt’altro che eco-sostenibile, obbligare milioni di persone a spostarsi ogni giorno per fare ciò che riuscirebbero benissimo a portare a termine anche da casa propria, collegate con un semplice computer.

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