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Per la nostra rubrica, interamente dedicata a tutti gli scrittori del socio-cosmo, oggi vi presentiamo il testo di Dulcinea.

Continuate ad inviarci le vostre creazioni e noi continueremo a darvi voce!

 

Oggi finalmente lo faccio. Ti riduco in venti righe, 1300 caratteri.

Uno spazio dove soffocherai. Correrai urlando, cercando varchi.

Perderai a poco a poco la voce. Altro che A voce alta, ti resterà solo uno squittio di topo. Io a braccia conserte, ti guarderò, fumando una sigaretta. E pensando al tempo in cui eravamo felici.

Ma come hai detto tu, come hanno detto tutti, l’amore poi finisce.

Io non lo sapevo, e neanche adesso lo so tanto bene, cosa vuol dire.

Ma ti credo, vi credo. Vi sorrido, un sorriso gentile, di resa, e di scuse.

E poi… vi vedo andare tutti belli allegri e spensierati, verso i vostri apericena, aperitivi rinforzati, verso i vostro taglieri di salumi e formaggi.

Come se non fosse successo niente di importante. Come se il nostro amore, quello finito per intenderci, non fosse degno di un minuto di silenzio, di commemorazione. E sento qualcosa dentro contorcersi e poi tendersi come un arco… e lancio. Cadete uno a uno come burattini. A te, non ti colpisco, no… ti prendo e ti metto in questa bella cella di venti righe, ti do una spintarella.

Vai, corri, squittisci, resta aggrappato a queste righe come alle sbarre di una cella. Guarda il sole là fuori, e le persone che si tengono per mano e che si amano. E si ameranno per sempre. Perché, stronzo, l’amore non finisce.

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