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L’elezione del Presidente della Repubblica è stata il centro di gravità permanente dell’informazione italiana nell’ultimo periodo.
Proposte bruciate sul nascere, mosse e contromosse, i soliti nomi: abbiamo sentito di tutto nelle settimane che hanno preceduto la prima votazione del 24 gennaio.
Senza considerare lo sperpero di parole seguito a ogni scrutinio.
Tra le tante frasi ripetute, non poteva mancare la solita: “I tempi sono maturi per una donna al Quirinale”.
E sarebbe magnifico, se non fosse che una frase del genere contiene in sé una retorica intollerabile, un’ipocrisia avvilente e un messaggio fuorviante: eleggiamo una donna in quanto donna, non tanto per il suo passato professionale, la sua moralità integerrima e i traguardi raggiunti.
Come se fosse una gentile concessione alle “quote rosa”, e non un diritto che qualunque cittadino italiano possiede: essere eletto.
L’Italia è matura per essere guidata da una donna, come se le donne fossero una specie in via di estinzione da tutelare e incoraggiare.
E sapete perché suona come una benevola quanto innocua concessione? Perché la maggioranza dei votanti sono uomini.
E sono uomini perché la politica italiana, fino a pochi anni fa, è stata gestita quasi esclusivamente da loro.
E i traguardi straordinari ottenuti da Nilde Iotti, che ancora oggi detiene il primato di Presidente della Camera rimasto in carica più a lungo?
Che cosa è successo alle donne italiane dai tempi di Nilde Iotti?
Tutte quelle donne che hanno fatto la Resistenza, che hanno lottato affinché l’Italia fosse libera, dove sono finite? Che cosa avranno insegnato alle loro figlie?
Si sono istupidite anziché evolversi?
Si sono disinteressate d’un tratto alla politica e alla società per dedicarsi alla scelta di scarpe e borse adatte a ogni occasione?
O forse sono i politici italiani che dai tempi di Nilde Iotti sono diventati via via più scadenti a livello umano e intellettuale?
Sempre più biechi e retrogradi, disonesti e sleali, fino a relegare per decenni le donne in un angolino. Fino a zittirle, estrometterle professionalmente e socialmente, pur di primeggiare nei loro squallidi giochi di potere.
(Francesca C.)

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