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Come ogni domenica, vi presentiamo un brano tratto dalla nostra pagina FB e IG “Donne non facciamolo in Rete”, nata per tutelare le donne dai pericoli del web.
Con le feste aumentano i pasti in compagnia, i ritrovi con amici e parenti e i giudizi che ci possono piombare addosso come uno sciame di vespe impazzite.
Chi ha un rapporto travagliato con il cibo e il proprio corpo, o sta attraversando una situazione difficile a livello relazionale, spesso vive le festività natalizie come una sequela di prove da superare (più psicologicamente che fisicamente).
Se i parenti si fanno pochi scrupoli a tenere la bocca chiusa, potrebbero arrivare commenti di qualsiasi genere.
In primis sul nostro corpo: “sei troppo magra”, “ti si vedono le ossa”, “sembri un maschio”, “mi sembri ingrassata”, “dovresti metterti a dieta” e così via.
Ma anche su altezza, abbigliamento ed età: “bassa come sei dovresti metterti i tacchi”, “vestita così sei fuori luogo”, “sei troppo vecchia per quella gonna, non te ne accorgi?”.
Poi arrivano i commenti sulle relazioni: “sei ancora sola?”, “perché non hai un compagno?”. E se il compagno ce l’hai: “quando vi sposate?”, “perché non ti sposa?”, “quando fate un figlio?”.
Nelle riunioni di famiglia pare che essere donne equivalga solo a: toniche, accoppiate e madri.
L’amara realtà è che i giudizi non richiesti non sono un problema esclusivo della Rete ‒ dove perfetti sconosciuti si sentono autorizzati a giudicare qualsiasi cosa ‒, ma una piaga che si diffonde soprattutto tra parenti.
Il commento che mi ha ferito di più è stato: “se continui a mangiare così poco, dovremo regalarti una bara” (la squisita sensibilità del cognato che sapeva che soffrivo di disturbi alimentari).
Queste frasi sono una lapidazione dell’autostima, perché le sassate arrivano da persone di cui ci fidiamo e di cui difficilmente mettiamo in discussione l’affetto.
Per questo Natale, facciamoci un bel regalo: diciamo a tutti di stare zitti.
Buone feste!
(Sara D.)

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