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#donnecomenoi

 

“Altroché! Siete messe proprio bene, voi ragazze! Alè, indietro tutta al 1970!”
Me l’ha detto in milanese, giù in cortile, la sciura Mendini, che da quando si è fatta più piccola ha perso forse la fierezza della schiena dritta, ma nemmeno un secondo del ritmo rapido del passo.
È una donna vivace alla vigilia dei suoi ottanta, tutti passati a lavorare. “Tranne” – me lo racconta spesso – “che nel 1970”, quando è rimasta a casa per due anni, lei che viveva da sola con un figlio piccolo.
“E mi se fu adess?” passa sempre da questa domanda il suo racconto. E adesso cosa faccio? Perché è questo che ci si chiede quando si perde, con il lavoro, la possibilità di pagare un affitto, l’acqua, la luce, un mutuo… Ed è per questo che la signora Mendini ieri mi ha fermato, perché aveva sentito il giornale radio con la notizia del rapporto ISTAT. L’ho letto anche io: nell’ultimo anno sono andati persi 426mila posti. A perdere il lavoro, soprattutto precario (il blocco dei licenziamenti ha congelato almeno per il momento il lavoro dipendente), donne e uomini fra i 25 e i 49 anni. E qui il colpo di scena: in dicembre su 101mila persone rimaste senza lavoro, 99mila erano donne, sotto i 50 anni.
“Ma signora Mendini, cosa è successo nel 1970?”
“Eh cara! La crisi, la prima grande crisi. E allora, quando c’è la crisi, chi è che si manda a casa? Le donne. Perché, cosa crede che è successo alla mia mamma? Durante la guerra era così contenta di guidare il tram… Un lavoro vero, di responsabilità. E invece, appena tornati gli uomini dal fronte, anche lei: via, smammare…”
“Rispedire a casa le donne” è un vecchio trucco: tornate a casa a curare il marito, i figli, la madre, il padre, tornate a casa ad aspettare che si faccia largo, per incanto, alla vostra libertà e autonomia.
Mi è venuto un gran freddo a pensare alla signora Mendini, e mi sono immaginata io, oggi, come sarei senza lavoro: più fragile, e non solo perché non potrei pagare l’affitto; ma perché sarei attraversata dal dubbio di essere inadatta, “scartata” e disposta ad accettare un lavoro sottopagato o in nero: un lavoro, purché sia.
Altroché, amiche mie, anche questa è violenza.
(Francesca C.)

 

 

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