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Ogni volta sento ripetere la stessa frase, “Donne, beato chi le capisce”, come se si trattasse di un assunto o un proverbio popolare, qualcosa che appartiene a una saggezza antica e perciò indiscutibile.
Non voglio sprecare fiato su quanto anche gli uomini sanno essere incomprensibili, come e più delle donne. Tuttavia, mi viene un dubbio: se anche fossimo (tutti) creature incomprensibili, o difficilmente comprensibili, cosa ci sarebbe di male?
Quando abbiamo iniziato a scansare ogni aspetto complesso, per rifugiarci tra le braccia di ciò che è lineare, semplice, immediato?
Gli esseri umani non sono semplici, tantomeno immediati. Neppure quando fanno sesso.
Ma dagli altri pretendiamo prevedibilità, ancor di più quando si tratta di donne.
Il risultato?
Che ci sforziamo di essere normali per non sembrare strane. Di essere ragionevoli per non sembrare isteriche. Di essere affidabili per non sembrare mentalmente instabili.
Sin da ragazzina sono stata perseguitata dalla parola “strana”, associata spesso a un aggettivo bonario che ne evidenziava l’accezione negativa: “sei strana, però carina”; “sei strana, però simpatica”; “sei strana, però mi sono divertito”. Come se la “stranezza” equivalesse in automatico a essere brutta, antipatica e asociale.
Mai avuto il coraggio di chiedere in che senso “strana”, però il tarlo mi rosicchiava la coscienza e a volte, per sembrare normale, sarò sembrata fasulla. La brutta copia di me stessa.
Forse, da adulti, sviluppiamo una forma di miopia mentale che non ci consente di mettere a fuoco quel che è distante dal nostro modo di vivere e ragionare.
È così difficile considerare la stranezza o la diversità una forma di “normalità”?
Perché abbiamo bisogno di etichette? “Il normale” racchiuso in comodi barattoli da cucina, di fianco a sale, zucchero e caffè.
Tutto facile, tutto a portata di mano.
Nella vita non ho mai incontrato persone strane. Erano tutte normali. Stupefacenti nella loro unicità, ma normali.
Tranne i politici e i prepotenti, che per me sono dei “marziani”, creature ultraterrene dotate di una capacità disumana di mistificare, mentire, manipolare, promettere e ritrattare. Questo sì che è strano.
(Francesca C.)

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