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Davvero volete insegnare la Storia alle giovani generazioni? Allora distribuite nelle scuole “Orrido famigliare” di Giorgio Franzaroli.
È la sfida che proponiamo a quei comuni e province – Verona, Padova, Castellamare di Stabia, ma anche pochi comuni lombardi – che hanno considerato opportuno donare alle scuole, tra febbraio e marzo, il volume “Foiba Rossa”, dedicato a Norma Cossetto, studentessa universitaria torturata e uccisa dai partigiani titini e finita in una foiba.
La vicenda, che merita dieci, cento libri, è raccontata con errori storici e persino con un certo compiacimento nel mostrare la vittima torturata e violentata, a seno nudo, secondo una estetica tipica del fumetto un po’ discinto degli anni Settanta.
La graphic novel filofascista è un fenomeno che l’editore Altaforte sta saggiando in Italia. Titoli inquietanti, che dribblano con agilità fra la libertà di espressione e l’apologia di reato. Una produzione coerente con certe produzioni tedesche di area neonazista in cui i cattivi sono immigrati, sbeffeggiati e caricaturali, e l’eroe buono è il bianco ariano.
Niente di nuovo, questo intreccio contraddittorio e perverso appartiene da sempre alla letteratura di propaganda in cui è importante che la tesi vinca sui fatti, l’ideologia sull’analisi dei fenomeni.
Pop Edizioni ha donato alle biblioteche di oltre cento scuole una copia del romanzo a fumetti di Giorgio Franzaroli “Orrido famigliare”, che racconta lo stesso contesto storico in cui visse Norma Cossetto, ma con una metodologia opposta.
Perché Franzaroli non deve dimostrare alcuna tesi, ma affronta il racconto della sua famiglia come un investigatore che voglia comprendere quanto è accaduto, in Croazia come sull’Appennino Modenese, lungo la Linea Gotica, fra le contraddizioni di una guerra disastrosa, voluta da nazisti e fascisti.
Franzaroli non cerca di stanare i buoni e i cattivi, ma piuttosto si sforza di capire e raccontare con onestà e lealtà quello che accadeva negli ultimi anni di guerra, senza regalare verità, ma documentando e lasciando che ciascun lettore possa pensare e non “credere”: l’esatta differenza fra la cultura e la propaganda, l’educazione e la mistificazione.

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