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Qualche giorno fa una notizia surreale è comparsa sulle maggiori testate nazionali. Un uomo, una donna e un bambino viaggiano di notte per raggiungere una località in cui trascorrere alcuni giorni. Durante il viaggio la coppia litiga aspramente, incurante del bambino sul sedile posteriore. Finché lui accosta sulla corsia di emergenza dell’autostrada E80, in una piazzola in prossimità di un autogrill, e le chiede di scendere.
Una pausa per sgranchirsi le gambe prima di riprendere il viaggio? No, perché lui riparte sgommando e lascia lì la moglie, attonita.
Tra le svariate forme di abbandono apparentemente inspiegabili e fulminee che almeno una volta nella vita è capitato di subire – ieri ti amavo, oggi no, e non chiedermi perché; non ti merito, ma in effetti neanche tu mi meriti, perciò lasciamoci; ti lascio solo per il tuo bene, altrimenti resterei ecc. – l’addio in una piazzola dell’autostrada, per quanto inconsueta, segna il superamento di quel confine oltre cui non bisognerebbe mai spingersi.
Che si saranno detti moglie e marito la mattina dopo, passata la sfuriata, è difficile da immaginare. Così come è difficile immaginare il grado di incomprensione e disamore che due individui possono raggiungere senza esserne consapevoli. Arrivando a detestarsi con la stessa ostinazione con cui si resta insieme. Siamo realmente sordi e ciechi quando si tratta di comprendere i nostri e gli altrui sentimenti?
Sì. E d’obbligo tornano in mente i versi di Anita Docile, autrice di un utilissimo volume sui fraintendimenti dell’abbandono:
“Ma come ti è venuto in mente di non amarmi più?
Io ero lì
che ti sognavo tutte le notti
e tutte le notti
nei miei sogni tu eri felice.”
Il libro di Anita Docile ha un titolo quanto mai calzante, “A volte mi calmo”, per affrontare con ironia e buon senso quelle domande che pulsano nella mente, di giorno e di notte, quando di punto in bianco ci si ritrova soli e la vita si svuota come il bicchiere di un ubriaco.
Esiste un rimedio? Sì, ma bisogna guardare la realtà con intelligente tenerezza, senza rincorrere chi svanisce nella notte a tutta velocità.
“Mi hai lasciata come si lasciano gli ombrelli.
Senza pensarci.
Senza ripensarci.”

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