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Come l’anno scorso, quest’estate fa da teatro a discussioni sulle riaperture scolastiche in tempo di pandemia.
Tra chi decanta le lodi della DAD, chi invece ne è un feroce detrattore, chi auspica rivoluzioni del sistema scolastico, e chi non perde occasione di fare polemica sui famigerati “banchi a rotelle”, la scuola in tempi di Covid è diventata un palcoscenico per dibattiti al limite del tragicomico.
Ma la sostanza dov’è?
A ricordarci di cosa dovremmo invece tenere in considerazione, sono arrivati i dati Invalsi. Che hanno testimoniato un indicibile disastro. Comprensione del testo, abilità matematiche, lingue straniere: sempre più ragazzi non raggiungono le competenze adeguate a fare di loro adulti responsabili e membri attivi della società.
Come mai, dunque, nessuno mette al centro dell’attenzione i destini di questi ragazzi lasciati indietro dal sistema scolastico?
Ragazzi che, abbandonati a un contesto che non tiene in considerazione né il loro benessere psicologico né il loro destino a lungo termine, e che punta solo alla sopravvivenza giorno per giorno, si trovano nella situazione di non potersi più fidare dell’istituzione scolastica e del ruolo di formazione che dovrebbe avere.
È inaccettabile che i dibattiti si perdano in polemiche sterili e non cerchino di ridare alla scuola la capacità di traghettare gli studenti dall’infanzia all’età adulta.
Ogni democrazia ha bisogno di una scuola adeguata. Recuperiamola.
Perché i ragazzi che oggi vanno a scuola domani saranno il nostro futuro.

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