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Isac era un ragazzo. Aveva solo 20 anni.
La sua vita si è interrotta alle 3 di un mattino di novembre sull’asfalto della Tangenziale Est di Milano.
Isac, quando è stato travolto, era a piedi. Inutile la corsa in ospedale, inutili i soccorsi.
Secondo alcune ricostruzioni, il giovane stava camminando al centro della carreggiata. Ma per quale motivo?
Tra le tante ipotesi al vaglio degli inquirenti ce n’è una particolarmente agghiacciante: dietro al gesto di Isac potrebbe esserci una sfida, una prova di coraggio.
Inutile essere ipocriti: a 20 anni qualcosa di pericoloso e insensato lo abbiamo fatto tutti. Quasi sempre senza renderci conto del rischio reale.
Una scommessa per dimostrare a noi stessi di avere coraggio o per farsi una risata tra amici, esperienze da brivido che riaffiorano di tanto in tanto o finite nel dimenticatoio della maturità.
Il punto è che oggi riconosciamo in quelle bravate dei rischi del tutto spropositati rispetto al breve godimento che ne abbiamo tratto, mentre da giovani, probabilmente, li vedevamo solo come un passetto in più verso l’età adulta.
Le “challenge”, come le chiamano i ragazzi, sono sempre più diffuse, molto più che in passato, con i partecipanti chiamati a misurarsi in sfide fuori controllo, come fare le flessioni in piena notte in tangenziale.
Servirebbe più dialogo da parte di genitori spesso schiacciati da troppi impegni e doveri, con poco tempo da trascorrere con i figli? Sì, ma non solo.
Da ragazzi ci si sente invincibili, eterni. La morte è un concetto lontano, quasi inesistente, che non fa paura.
Ma oggi gli adolescenti sono sottoposti allo sguardo e al giudizio di una platea immensa, il web, totalmente differente dalla familiare cerchia di amici dei nostri tempi, dove il più delle volte interveniva sempre una voce amica a dissuaderti dal combinarla troppo grossa.
Sul web, invece, una folla senza volto e senza nome ti inciterà sempre e comunque a spingerti oltre, a osare di più, a rischiare tutto pur di farti notare, di diventare protagonista di quella gigantesca tribù, anche solo per un istante.
È questo che forse dovremmo spiegare ai nostri figli: non rischiate la vita per un like.

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