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“Se dovevano sposarsi lo hanno già fatto, se dovevano avere figli li hanno già fatti, se dovevano separarsi, hanno fatto anche quello. Per cui io le prendo che hanno fatto tutti e quattro i giri di boa.”
A parte che i giri di boa sarebbero tre, e non quattro, avete riconosciuto queste parole?
Sono dell’imprenditrice Elisabetta Franchi che, durante un evento, ha dichiarato di assumere per ruoli di vertice nella sua azienda solo donne che abbiano superato la soglia dei quarant’anni, per evitare il rischio che una posizione importante sia lasciata scoperta, ad esempio, per una gravidanza.
Parole che hanno giustamente sollevato un polverone.
Guai a pensare, però, che quella della Franchi sia un’opinione circoscritta.
Lo scorso aprile ha destato altrettanta indignazione un cartello in un negozio di Asiago in cui si offriva lavoro solo a “Commesse diciottenni libere da impegni familiari”.
I titolari, pervicacemente, hanno spiegato di non poter assumere donne sposate o con figli perché “un giorno sì e uno no restano a casa”.
Inutile girarci intorno: nell’ambito lavorativo una donna con famiglia continua a non essere considerata “appetibile”.
A parti inverse non si hanno, però, notizie di uomini che non ottengono il lavoro perché sono padri o mariti, felicemente sposati o divorziati.
Questa discriminazione deriva dal preconcetto per cui le donne con famiglia sono troppo concentrate sulla cura di figli e casa per essere considerate affidabili professionalmente.
Un pregiudizio difficile da sgretolare, espressione di una cultura maschilista che ha sempre visto l’uomo come lavoratore e la donna come angelo del focolare.
I tempi sono cambiati, lo vediamo ogni giorno, ma evidentemente anche nei Paesi più evoluti come l’Italia si fatica a modificare questa mentalità.
O forse non siamo affatto evoluti?
Anche perché le opportunità per conciliare famiglia e lavoro, tanto per le donne quanto per gli uomini, non mancano: basti pensare al recente Family Act, con congedi e aiuti, voluto dalla ministra per le pari opportunità Elena Bonetti.
Forse quello che manca in un certo mondo imprenditoriale è proprio la voglia di evolversi.

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