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Negli Stati Uniti si discute molto della citazione in giudizio di Meta, il gruppo proprietario di Facebook e Instagram, da parte dei genitori di una ragazza di 19 anni.
Tutto è cominciato quando Alexis, questo il nome della giovane, a 11 anni si è iscritta a Instagram per partecipare a un popolare gioco online per bambini, mentendo sulla propria età (per iscriversi a Instagram bisogna avere 13 anni).
Il feed del profilo di Alexis, l’area in cui si trovano immagini ritenute dall’app come maggiormente interessanti per l’utente, ha iniziato a proporre numerosi contenuti relativi al “corpo ideale”.
La ragazzina, con la curiosità di quell’età, li aveva consultati e i loro “consigli” le avevano provocato disturbi alimentari e autolesionismo, ansia, depressione e dipendenza dal social, fino a farle sviluppare pensieri suicidi.
Una situazione gravissima, disinnescata dall’intervento dei genitori che, di fronte al cambiamento della figlia, si sono avvalsi di un sostegno psicologico per aiutarla a guarire.
Frances Haugen, ex product manager di Facebook, ha recentemente dichiarato davanti al Congresso degli Stati Uniti che il social ha commissionato degli studi dai quali emergono con chiarezza i rischi per la salute psicologica dei ragazzi e dei soggetti più fragili.
È allora che i genitori di Alexis hanno compreso il vero ruolo di questa piattaforma nei problemi della figlia, e hanno deciso di fare causa, sostenuti dal gruppo legale “Social Media Victims Law Center”.
Questa storia dimostra ancora una volta che i genitori non possono permettersi distrazioni e devono intervenire fin dai primi segnali di disagio, soprattutto in caso di adolescenti.
Bisogna cercare un confronto e un dialogo che facciano sentire i ragazzi compresi e al sicuro. È fondamentale capire che i social e la Rete non sono solo luoghi di svago, ma possono facilmente diventare trappole per utenti poco esperti.
Educare gli adolescenti a una navigazione corretta e sicura nel web equivale a insegnare a non attraversare la strada quando le autovetture sfrecciano.
Alcune cose sembrano ovvie, ma non lo sono.

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