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Dopo il rimpasto di governo, l’esclusione della Lega e l’entrata del PD, ma pure in seguito, con l’avvicendamento di Draghi a Conte, la parte più liberale del Paese ha tirato un sospiro di sollievo, tornando a credere di poter ottenere delle conquiste sociali che nella maggior parte degli altri Paesi occidentali sono già state approvate da anni.
Il Ddl Zan contro l’omotransfobia, lo Ius Scholae, la piena legalizzazione della cannabis e dell’eutanasia sono stati temi a lungo sbandierati dalle forze progressiste, nonché salutati da una grande partecipazione della società civile.
Purtroppo nessuno di essi è stato approvato, spesso per bassi giochini politici, come per il disegno di legge che avrebbe dovuto aggravare le pene per chi avesse offeso fisicamente o verbalmente persone appartenenti alla comunità gay.
Sembrava fatta, i numeri sulla carta c’erano, la norma appariva dettata da equilibro e buon senso, eppure alla fine non è riuscita a passare per un’impuntatura del partito di Renzi.
Tutti coloro che hanno caldeggiato l’iter legislativo delle suddette proposte erano ben consci che, se approvate, ci sarebbero state nuove garanzie per la vita dei cittadini italiani che neanche le forze politiche più reazionarie avrebbero potuto eliminare a cuor leggero.
È proprio per questo che in certi casi forse gioverebbe agire con meno cautela, finché se ne ha la possibilità.
Purtroppo non è andata così e dopo le elezioni di fine settembre sarà impossibile riparlarne, almeno per un bel po’ di tempo.

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